Tre sono troppi

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Un trilemma comporta il sacrificio inevitabile di una delle tre caratteristiche desiderabili.

C’è sempre resistenza quando nuove parole vengono coniate o diventano di moda; il termine in questione viene accusato di essere brutto o superfluo. Ma a volte una parola illustra un concetto utile. Così è accaduto con trilemma. Se un dilemma rappresenta la scelta tra due opzioni (spesso sgradite), un trilemma comporta il sacrificio inevitabile di una delle tre caratteristiche desiderabili.

Forse il più noto trilemma economico è quello a cui i regimi monetari sono soggetti. Un paese può avere un tasso di cambio fisso, perfetta mobilità di capitali o autonomia di politica monetaria ma non tutti e tre. Sotto il gold standard i capitali circolavano liberamente, i tassi di cambio erano fissi ma la politica monetaria ha dovuto adeguarsi per mantenere l’ancoraggio con l’oro. Bretton Woods si caratterizzava per tassi fissi e politica monetaria indipendente ma vi erano restrizioni alla mobilità dei capitali.

Gli ideatori di Bretton Woods erano a favore dei tassi di cambio fissi in quanto essi impedivano svalutazioni competitive e davano maggior certezza agli investitori internazionali. Ma quando nel 1970 il sistema è crollato, la maggior parte degli economisti riteneva che la fluttuazione delle valute era preferibile perché dava alle economie più flessibilità. Tuttavia, oggi la maggior parte del mondo la pensa in modo diverso: la Cina gestisce il suo tasso di cambio rispetto al dollaro e l’Europa ha preso la briga di creare una moneta unica, in parte per porre fine alle fluttuazioni dei cambi tra i paesi che oggi utilizzano l’Euro.

Dani Rodrik dell’Institute for Advanced Study introdusse un altro trilemma nel suo libro “The Globalization Paradox”.[1] I paesi non possono perseguire simultaneamente la democrazia, l’autodeterminazione nazionale e la globalizzazione. Si potrebbe combinare democrazia e globalizzazione, se le persone sono disposte a rinunciare allo Stato-Nazione. Ma accettare la globalizzazione significa che alcune regole saranno fissate a livello internazionale, limitando la liberta di perseguire alcune politiche, come proteggere determinate imprese o tutelare i dritti dei lavoratori. Rodrik pensa che la volontà degli elettori si sovrapponga all’esigenza di globalizzazione.

Un altro trilemma d’attualità riguarda la regolamentazione del sistema finanziario. Come ha puntualizzato l’accademico olandese Dirk Schoenmaker, non è possibile combinare la stabilità finanziaria, l’internazionalizzazione della finanza e la sovranità nazionale. Dal momento che le grandi banche operano oltre i confini nazionali, si ha la necessità di un regime globale (come le regole di Basilea sui requisiti patrimoniali) per monitorarle. Se i governi nazionali hanno elevata libertà nel definire le proprie regole, l’instabilità diventa il risultato più probabile.

Pensandoci si possono trovare trilemmi ovunque. I sistemi sanitari devono scegliere tra le “tre C” (cost, coverage e choice). Uno stato può avere una copertura sanitaria universale, come in Gran Bretagna, ma a scapito della scelta. Oppure può avere un’elevata scelta da parte del paziente, come negli Stati Uniti, ma soltanto limitando la copertura sanitaria o incrementando i costi (o entrambe le cose).

Questi trilemmi dimostrano un paio di concetti importanti. Il primo è che in una scienza sociale come l’economia ci sono poche risposte esatte. Tutte le decisioni politiche richiedono compromessi. Diverse generazioni di politici (ed elettori) preferiranno soluzioni diverse. La certezza sui tassi di cambio è meno apprezzata (almeno in Gran Bretagna e negli Stati Uniti) di quanto lo fosse cento anni fa; i benefici economici della globalizzazione hanno spinto molti paesi a porre meno enfasi sulla sovranità nazionale rispetto al passato.

L’economia è soggetta alle mode. Per tenere sotto controllo l’inflazione, nel corso degli ultimi cinquant’anni, i politici hanno barcollato dai controlli in materia di prezzi e salari attraverso il monetarismo fino all’inflation targeting. Ogni politica ha avuto i suoi pro e contro: ad esempio, il basso livello d’inflazione dei primi anni 2000 ha reso i banchieri centrali troppo compiacenti circa l’eccessiva accumulazione nel settore finanziario. La crisi bancaria è stata il risultato.

Per lo stesso motivo, ogni cambiamento di politica è destinato a provocare insoddisfazione tra alcuni gruppi. Variazioni improvvise dei tassi di cambio portano ad attacchi contro gli speculatori o a lamentele sulle svalutazioni competitive e a parlare di “guerre valutarie”. L’adozione di politiche che tendono alla globalizzazione provoca risentimento tra le imprese ed i lavoratori che ci perdono nella competizione internazionale, ma adottare un approccio economico d’assedio causa un danno simile in quanto nel lungo periodo tutti gli elettori rimangono delusi. In tali circostanze, improvvise variazioni della politica economica sono attese. I trilemmi generano instabilità.

 

The Economist del 5 luglio 2014

 

Fonte immagine: www.economist.com

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[1] In italiano il libro è stato pubblicato come “La globalizzazione intelligente” (Laterza, 2011).

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Data pubblicazione: 
16 Luglio 2014
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