Prospettive per il 2015

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L'anno 2015 sarà davvero quello della svolta?
 

Sul piano generale, l’anno 2015 sarà interessante: mi sembra l’unica previsione sinceramente possibile, sia che si guardi in casa nostra, l’Italia, l’Unione europea, sia che si guardi fuori dall’uscio. Questo non vuol dire affatto che le magnifiche sorti e progressive dell’umanità siano assicurate; tutt’altro, e, se c'erano dubbi, i fatti di Parigi ci richiamano alla realtà. Il nostro mondo ha una tale intensità e rapidità di cambiamento che anche la ricerca di tendenze, filoni, prospettive sia pur vaste e abbozzate si presenta come assai azzardata. Ecco, appunto: proviamo a vedere al di là dell’oggi, con la precisazione che l‘ottimismo o il pessimismo che possiamo concederci non tiene ancora conto del fatto che comunque l‘Europa è ritornata a muoversi.

L’Europa: la potremmo caratterizzare, se non altro, vedendo le sfide che le si presentano. Quella della “crisi” economica, mi pare la più visibile e la più duratura. Sul piano dello scontro politico il cipiglio ideologico della Merkel si scontra in vario modo con le aperture di Draghi, il nostrano “cambiamo verso” e l’aspettativa della vittoria di Syriza in Grecia. Cucina interna: giusto? Questo ce lo raccontiamo fra di noi per farci piacere e stigmatizzare gli avversari. Invece la nostra cucina interna rischia di bruciare l’arrosto. Quel che capita fuori è solo timore: i Cinesi, Obamanomics, il signor Petrolio, il continuo cambiamento di comportamenti e di filoni di guadagno dell’ipercapitalismo, il Califfo, con i suoi orrori e i suoi terroristi in francising. Invece è proprio lì il nodo delle nostre crisi, salvo illuderci circa la permanenza dell’Impero britannico o dell’Europa paradigma degli avvenimenti mondiali,. Ma l’Europa, si sa, fa poca politica estera, è difficile che realizzi una “volontà comune” dei governi. Questo è vero nelle grandi crisi militari ed in tutte quelle medio orientali: la politica degli Stati e dell’Unione europea viene decisa sostanzialmente a Washington, con la conseguenza della scarsa tutela dei nostri interessi e della nostra sicurezza. Ma esiste anche un’altra politica estera europea che è fondamentalmente solida - si pensi, per esempio, alle relazioni con la Russia, la Turchia e l’insieme dei paesi aspiranti all’adesione o all’OMC - e che riguarda relazioni che, invece, possono essere in parte determinate dall’Europa stessa: per “pudore” non ce lo diciamo e non sfruttiamo a fondo le nostre potenzialità e così rischiamo di essere un triste “oggetto” della politica economica e di tutte le possibili speculazioni. Possiamo immaginare qualche cambiamento in questo contesto nel 2015? Basterebbe che l’Europa e gli Stati europei scegliessero di essere protagonisti con gli altri, che pensassero di rappresentare effettivamente 500 milioni di Europei. I nostri dirigenti saranno davvero in misura di “cambiare verso”? O sarà meglio cambiare dirigenti?

 

La politica estera è ancora per altra ragione il punto debolissimo dell’Europa e dei suoi Stati membri. Non abbiamo intorno un mondo di pace e di sicurezza: dal Mediterraneo all’Ucraina c’è gente che si spara, che cerca il potere o la ricchezza sulla canna del fucile. Non immagino uno scenario d’invasione: il Califfo ci metterà un bel po’ di tempo a arrivare a Roma! Ma vedo un impegno militare crescente, dalle navi che salvano gli immigrati ai soldati sparsi sui vari fronti (che son lì solo per fare la pace, n’è vero?), alla vigilanza accresciuta sullo spazio aereo violato (che sia vero o ipotetico) dai “soliti” Mig, agli sproloqui sulla nuova guerra fredda, da ultimo il rilancio dell'orrore terrorista: senza una strategia europea nota e definita.

Questo permette agli altri terroristi nostrani (quelli che attraggono voti facendo paura alla gente o sollecitandone lo scoraggiamento, neo fascistelli, grillini e simili) di avere terreno fertile, fertilissimo, per la loro azione: la crisi distruggerà il nostro benessere, la nostra società, l’Europa sarà di qui a poco islamica e, per ora, gli immigrati (o i rifugiati, ma meglio non distinguere, si rischia di dover concedere dei diritti a questa gente!), i Rom e i terroristi (islamici e no) ci rubano il lavoro, l’identità o la vita! La libertà e la pace sono lussi che non ci possiamo concedere! Per mettere fuori gioco i terroristi nostrani non c’è, invece, che una via: l’Europa e i suoi Stati membri debbono essere attivi in modo razionale e strategico nel mondo e ce lo devono far sapere. I terroristi di Parigi, pare, si erano formati proprio in quegli scenari di guerra che noi non riusciamo ad affrontare con efficacia.

La questione ambientale, poi sarà una preoccupazione in vista della Conferenza di Parigi di fine 2015: tutto il mondo cercherà di frenare il cambiamento climatico e le altre crisi ambientali. Uhm, per ora vedo buio: temo che, più che altro, il dibattito finisca per dare qualche medaglia a questo o a quel governante, a portare in cattedra l’uno o l’altro esimio professore, a garantire un qualche finanziamento a ONG ambientaliste. Ma il pessimismo non è ineluttabile, è anche possibile che si facciano veri e utili e urgenti passi avanti: ma non sarà un miracolo a far cadere il ragionevole pessimismo. Ancora una volta ci si deve interrogare su cosa faranno i nostri Capi (ops) e se saranno capaci di cambiare il loro modo di agire e la subordinazione di alcuni di loro alle peggiori lobbies. In questo senso il calo del prezzo del petrolio mi fa immaginare un interesse calante, per esempio, per il risparmio energetico o per le fonti rinnovabili.

Infine abbiamo il problema della democrazia. Globalmente in Europa e nel mondo la democrazia di tipo parlamentare sta facendo (o ha già fatto) le valigie. Ormai è il Capo, eletto democraticamente (ovvio, pure Putin) che conta! Né il nostro sistema sociale è più quella splendida cosa che ci siamo inventati nel dopo guerra. Possiamo piangerci sopra, in Europa e nei suoi Stati membri, ma le cose stanno così. E la gente che si straccia le vesti quando vede cadere i sogni di gioventù non mi entusiasma neanche un po’. E allora cosa si può fare? Ecco l’altra grande sfida europea per il 2015 e che interessa direttamente gli intellettuali ancor prima dei politici. Come si fa la democrazia oggi, come si fa a garantire l‘effettiva partecipazione dei cittadini? Come si fa a evitare di essere "oggetto" di altrui strategie, di altrui interessi? Come si fa a riparlare utilmente di sinistra? Si può (si deve!) resuscitare l’idea di solidarietà e quella dell’impegno (e della responsabilità) personale e collettivo nella politica e nella società. Si può capire cosa voglia dire oggi. Certo, ripeto, al contrario, ci si può salvare la coscienza, resuscitando i nostri dogmi e riproponendo l’età dell’oro: il gioco più facile, reazionario e suicida che l’umanità abbia mai inventato!

Fonte immagine: http://www.ilpost.it

RESeT editoriale n. 17 del 12 gennaio 2015

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Data pubblicazione: 
Lunedì, 12 Gennaio, 2015
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