Porto di Napoli: Game over!

StampaInvia per emailVersione PDF

Le ricchezze di un territorio andrebbero preservate e se possibile valorizzate, invece Il Porto e l’economia legata allo Shipping a Napoli, nella disattenzione generale, vivono da tempo una crisi preoccupante.

I napoletani a volte sono distratti, o sono indotti ad esserlo, e perdono di vista le ricchezze più importanti e vitali della propria città, tra di esse spicca il Porto, che rappresenta, in termini di fatturato aggregato e di occupazione diretta, la prima realtà industriale non solo della città ma di tutta la Regione Campania. Ogni anno le imprese che operano nell’area di competenza demaniale del Porto di Napoli producono complessivamente quasi 1mld di euro di fatturato, dando lavoro direttamente a circa 5.000 persone e ad altre 10.000 con l’indotto. Ma le ricchezze di un territorio andrebbero preservate e se possibile valorizzate, invece Il Porto e l’economia legata allo Shipping a Napoli, nella disattenzione generale, vivono da tempo una crisi preoccupante, che tanti esperti del settore tendono pubblicamente ad associare solo alla mancata nomina del Presidente dell’Autorità Portuale, commissariata da più di anno. Questa giustificazione probabilmente è anche quella più comoda e rassicurante.

La situazione però è più complessa di quanto si voglia far credere e le cause scatenanti hanno radici ben più profonde. I politici italiani hanno gestito male il ruolo strategico dei porti nazionali, rendendoli sempre meno competitivi rispetto a quelli del Nord Europa e della Spagna, facendo apparire l’Italia un paese immobile se confrontato anche con la Grecia, con l’Est del Mediterraneo e con il Nord Africa, in grado di crescere, con i propri porti, maggiormente in rapporto all’incremento tendenziale dei traffici commerciali registrato, di recente, proprio nell’area del Mediterraneo.

Ma cosa è accaduto nel nostro paese e specificamente a Napoli? La legge n.84 del 1994, che regola la materia dei porti, ha previsto le Autorità Portuali, enti pubblici non economici, per sviluppare, gestire, controllare le operazioni e le attività commerciali ed industriali esercitate negli scali. Oggi però 9 su 24 di queste Autorità hanno la presidenza commissariata. Gli interessi conflittuali dei partiti impediscono spesso di nominare nel ruolo di presidente soggetti scelti “tra esperti di massima e comprovata qualificazione professionale nei settori dell'economia dei trasporti e portuale” come recita la legge, designando a volte in quel ruolo, medici come nel caso di Napoli con Riccardo Villari e nel caso di Cagliari con Piergiorgio Massidda, o persone con la sola licenza media, come Fedele Sanciu nel caso di Olbia, con conseguente intervento del TAR per bloccare queste nomine.

Altra criticità riguarda la modalità di assunzione dei dipendenti delle Autorità Portuali. Il Ministero delle Infrastrutture è dovuto intervenire, con una nota di indirizzo del 28/01/2014, per comunicare che la selezione del loro personale doveva avvenire solo mediante concorso pubblico, come previsto dall’articolo 97 della Costituzione, poiché spesso dirigenti ed impiegati erano stati assunti a tempo indeterminato con chiamata diretta, vizio grave verificatosi anche nell’Autorità Portuale di Napoli. Un altro punto debole del Porto di Napoli riguarda l’applicazione dell’articolo 18 della legge 84/94, che regola il delicato tema delle concessioni e riguarda principalmente modalità di assegnazione, verifiche annuali, riscossioni dei canoni demaniali e tanti altri aspetti ad esse associate. Però ad oggi mancano le verifiche annuali per accertare la sussistenza dei requisiti valutati nell’assegnazione delle singole concessioni, fondamentali per decidere se una impresa possa o meno continuare ad operare nell’area portuale, e inoltre la Procura della Repubblica ha avviato indagini sulla mancata riscossione da parte dell’Autorità Portuale di più di 20mln di euro di canoni demaniali.

Quindi considerando una spintarella alla Costituzione, qualche violazione alla legge ordinaria, litigi tra partiti per la nomina del Presidente dell’Autorità Portuale non sarà difficile capire perché anche “il Grande Progetto Porto di Napoli” sia oggi bloccato. Infatti i Napoletani stanno vedendo sfumare, sotto i propri occhi, 240mln di euro di investimenti della Unione Europea, necessari per finanziare il potenziamento competitivo del proprio Porto con la realizzazione di dragaggi per avere fondali più profondi, di banchine più lunghe ed elettrificate, di un sistema fognario e di collegamenti ferroviari. Ad oggi, infatti, l’Autorità Portuale di Napoli non ha avviato neanche un bando tra quelli previsti con il “Grande Progetto Porto di Napoli” e l’attuale commissario straordinario, il prof. Francesco Karrer, ha nominato il Provveditorato Interregionale alle Opere Pubbliche Campania-Molise nuovo soggetto incaricato per la realizzazione dei singoli bandi del Progetto, ma purtroppo la partita è terminata  in quanto al 31/12/2015 l’Unione Europea ritirerà i fondi. Game over!

 

RESeT editoriale n. 13 del 13 ottobre 2014

 

Fonte immagine: denaro.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Pubblicato su: 
Data pubblicazione: 
Lunedì, 13 Ottobre, 2014
Allegato: