Messaggio di errore

Deprecated function: implode(): Passing glue string after array is deprecated. Swap the parameters in drupal_get_feeds() (linea 394 di /web/htdocs/www.resetricerca.it/home/includes/common.inc).

Pierucci risponde a Guarino in merito al dibattito sul futuro dell’Europa

StampaInvia per emailVersione PDF

Pierucci considera interessante il testo di Giancarlo Guarino, dalla forte attenzione dottrinale, ma non nasconde, anche sottovalutandoli qualche volta, gli elementi di contraddizione che esistono. Su alcuni punti si è in disaccordo, ma tanto meglio per lanciare un dibattito. E, in più, per sollevare qualche altro aspetto.

Ho letto con grande piacere il testo di Giancarlo Guarino, molto interessante perché evoca una forte attenzione dottrinale, ma non nasconde, anche sottovalutandoli qualche volta, gli elementi di contraddizione che esistono. Su alcune cose non sono d'accordo, ma...tanto meglio per lanciare un dibattito. E, in più, vorrei sollevare qualche altro aspetto.

1. La disputa fra diritto internazionale, sistema sui generis o diritto interno circa la posizione e la natura stessa dell'Unione Europea mi lascia sempre perplesso non meno che le discussioni sulla sovranità che, secondo me, dovrebbero essere integralmente riesaminate in termini giuridici e politici, con possibili grosse sorprese (pur conoscendo il fatto che si tratta di autori non scontati, vorrei citare Naim,M. La fine del potere, Mondadori 2013 nonché, fra gli altri della stessa autrice, Klein,E.The Choc Doctrine. The Rise of a Disaster Capitalism Toronto, Knopf 2007: questi autori ci danno parecchio da riflettere). Lo stesso Giancarlo Guarino, che insiste fortemente sulla natura internazionale dell'UE (non dubbia, mi pare, quanto alla sua origine) traendone però delle conseguenze estreme e asserendo fortemente che il suo ordinamento sia puramente internazionale, deve ricorrere, mi sembra, nel concreto, ad un'espressione classica per definirne il sistema: "organico". Quando poi asserisce la possibilità (assai teorica, anche se formalmente ammessa) di uno Stato di lasciare l’Unione europea, afferma che lo può fare, assumendosene i costi economici e politici: appunto, molto, molto elevati (troppo?) Così, di fatto, a mio parere, riapre totalmente il dibattito.
Devo dire, proprio rispetto a questo dibattito tutto il mio scetticismo poiché, alla fin dei conti, quello che agisce, subisce o gode direttamente è il cittadino almeno per gran parte delle questioni. E d'altra parte, almeno formalmente, il cittadino non può appellarsi al proprio governo, al gestore della sua sovranità (!) per chiamarlo responsabile delle sue disgrazie, proprio in ragione del voto a maggioranza che esiste sostanzialmente nelle procedure legislative e che viene sfruttato, (almeno una buona notizia!) brillantemente dal Parlamento europeo. Da qui il discorso sulla democrazia che mi pare essenziale proprio in questa ottica; mi lascia perplesso il ruolo "democratico" dei governi nell'azione europea. Se questo fosse vero, come cerca di far apparire il Tribunale costituzionale tedesco, si potrebbero avere due effetti: un blocco sostanziale del sistema o, più probabilmente, com'è accaduto durante la crisi finanziaria, una forzatura egemonica da parte, in questo caso, della Germania. La riflessione su una democrazia propriamente europea mi pare ancora essenziale (e, direi, in ottima compagnia se vediamo, per esempio, Habermas, La costituzione dell'Europa 2012 e, recentissimamente l’articolo di Balibar, apparso su Le Monde Diplomatique del marzo 2014). Vorrei citare qualche parola di quest'ultimo articolo. "....bisogna uscire dallo scontro fra il discorso "sovranista" e il discorso "federalista", che ha alla base un'opposizione fra due situazioni ugualmente immaginarie: da un lato, l'idea di comunità nazionali, in qualche modo naturali, alle quali sarebbe sempre possibile tornare per fondare la legittimità delle istituzioni sull'espressione della volontà generale; dall'altro, l'idea di un demos europeo virtuale convocato a costituirsi e a esprimersi per il fatto che esiste una struttura rappresentativa al livello sopranazionale”. Finalmente: l’Europa fuori dall’immaginario “diplomatico”. Già nel concreto democratico?

2. Temo poi, nel bene e nel male, di dover dissentire sulla mancanza di gerarchia delle norme, sovente affermata in dottrina, sia in senso formale che in senso sostanziale, sia all'interno del sistema europeo, sia far norme europee e norme nazionali. A mio avviso tale gerarchia c'è ed è abbastanza significativa all’interno del sistema istituzionale europeo. Al livello appunto, europeo, la famosa nota di Tizzano per la delegazione italiana alla conferenza che ha preparato il Trattato di Maastricht lo metteva già in evidenza, anche se formalmente, tale nota voleva essere solo una proposta. Col Trattato di Lisbona, che qualifica una procedura legislativa ordinaria, con gli accordi comitatologia (e successive regole relative alle norme di applicazione delle “leggi” europee) mi sembra che sul piano strettamente delle norme la cosa sia chiarita: trattati, norme legislative, atti di esecuzione. Quanto alla gerarchia fra diritto europeo e diritto nazionale, seguendo il ragionamento del giudice italiano che "disapplica" la norma nazionale, anche posteriore, contraria al diritto europeo, mi sembra che restino pochi dubbi (ma invece, dubbi per fortuna ce n'è sempre!). Il punto difficile, per me, da comprendere e valutare, è se la gerarchia si riferisca anche a decisioni "esecutive", politiche come è avvenuto in modo straordinario durante la crisi. Si badi, non si è trattato di gerarchia fra decisioni realmente comunitarie e decisioni nazionali, quanto, piuttosto di decisioni formalmente del Consiglio Europeo, ma, in effetti, fortemente sponsorizzate da uno stato membro e decisioni politiche nazionali; le prime si sono imposte, mi pare, senza contrasti. A titolo di "prova folcloristica" posso portare la conferenza stampa congiunta Merkel Sarko, nella quale la prima ha platealmente interrotto Sarko, dicendogli che non poteva dire certe cose e il nostro....si è scusato!!!! L'unica possibile spiegazione è che la Germania NON avesse davanti a sé altri veri governi, assenti per debolezza politica o personale o per disinteresse o, ancora, per sostegno ad interessi estranei al “bene comune” , dunque inconfessabili. Rivenendo al rapporto formale norme interne/ norme europee, un po’, senza voler giungere ad una conclusione definitiva, ci aiuta la sentenza del Tribunale costituzionale tedesco sulle azioni della Banca Centrale Europea per contrare la crisi favorendo con acquisti importanti di titoli la sostenibilità del debito pubblico. Il Tribunale ha infatti posto una questione pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, riconoscendo che anche la valutazione da un punto di vista del diritto interno di uno Stato di un comportamento del Governo tedesco (che non si sarebbe opposto efficacemente all’azione della BCE) può dipendere da una norma europea. Né voglio concludere questo punto che mi pare resti significativamente problematico ancor più sul piano politico che su quello giuridico.

3. Ed ora vengo ad una questione che mi sta a cuore. Mi pare che la crisi abbia reintrodotto nel sistema europeo un elemento legato al sistema internazionale e che si era col tempo affievolito, fin quasi a non pensarci più. Si tratta della riproposizione pura e dura del rapporto di forza fra Stati, che ha caratterizzato almeno il periodo 2010-2012. Il sistema europeo ha una peculiarità (che indirettamente, Giancarlo Guarino evoca riferendosi agli albori della costruzione europea): la struttura europea tende a limitare ed a ridurre il valore del rapporto di forza fra gli stati membri (internazionale, intendo, fra potenze statali allo stato "libero") per introdurre elementi di mediazione normalmente di discreta efficacia; anche in questa chiave possono essere interpretate e descritte le istituzioni e i meccanismi decisionali giuridicamente definiti e, in molti casi, non aggirabili. Questo mi porta all'idea che la creazione di trattati internazionali (come il cd fiscal compact) ai margini o fuori dai trattati comunitari (e contro l'opinione del PE) tenda a formalizzare questa ricerca di egemonia tradizionale, nonostante si sia detto che era indispensabile per superare il veto britannico (falso! ha detto il Parlamento europeo). Insomma, estrapolando un po’, da Schuman sembra si sia voluti tornare a Metternich! Eppure, e questo è un fatto di difficile spiegazione, per il resto il sistema dell'UE non ha fatto una piega, ha continuato la sua azione negli altri settori, inclusa una parte non indifferente della politica estera (Moldavia, Russia, Georgia, Cina, Ucraina (!), trattato per liberalizzare gli scambi transatlantici - ahimè - per esempio) e della politica legislativa (per esempio per quel che riguarda lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia) o di orientamento (politica energetica, per la quale ha anche agito a titolo normativo). Sembra che l’Unione preveda due “pilastri”: la gestione di questioni politiche, di politica interna e internazionale, anche di grandissima importanza che rientrano nel “normale” sistema europeo e alcune crisi che scatenano le peggiori reazioni nazionali e che vengono assunte in prima persona e per conto di tutti da (alcuni?) governi. Paradossalmente quest’ultimo pilastro non riesce neanche a fondarsi alla prova dei fatti sulle teorie del tipo “stato di emergenza” o “il potere sta sulla canna del fucile”, poiché l’azione in questo quadro è anche più lenta di quella classica e anche perché la sua efficacia per rispondere alla specifiche sfide è sovente inadeguata.

4. Voglio fare anche una riflessione sul rapporto fra razionalità e occasionalità dei comportamenti del sistema istituzionale europeo, ove mi sembra siano presenti le più vaste contraddizioni. L’Unione, per certo, agisce spesso sulla base di programmi politici a lungo termine, sviluppando delle strategie, chiaramente dunque, in modo razionale. A volte riesce, a volte no. Per esempio, la strategia di Lisbona ha avuto risultati che chiamiamo deludenti per amor di eufemismo (razionalità fallita), mentre i programmi di Tampere (Consiglio europeo del 15.16.ottobre 2009,)e poi di Stoccolma sulle questioni varie legate alla libera circolazione delle persone ed allo spazio di libertà, sicurezza e giustizia, hanno avuto tutt'altro successo (razionalità riuscita). D'altra parte l'ambiguità fra razionalità e puntualità degli interventi la si ha fin dal Trattato CEE che prevedeva un processo preciso di lunga durata per realizzare il mercato comune, e poi dal Consiglio europeo (ante litteram!) del 1972, che ha delineato l’insieme delle riforme degli anni ’70, alle "trecento direttive" degli anni 86-92 che hanno concretizzato la politica individuata dall’Atto Unico quanto alla realizzazione del “mercato interno”. Possiamo poi citare documenti di prospettiva di maggiore o minore successo: dal Libro bianco della Commissione presieduta da Delors (Crescita, Competitività e Occupazione, che si trova nel Bollettino della Commissione europea 6/93.), alla strategia di Lisbona (Conclusioni del Consiglio Europeo del 23-24 aprile 2000 , alla strategia 2020, Comunicazione della Commissione europea (2010)2020, del 3.3.2010, Europa 2020. Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, e a quella energetica che cominciata con 20 20 20 (Direttiva 2009/281 del 23/4/2009 in GUUE L140 del 5.6.2009) è stata seguita recentemente con altre annate quali 30 e 50. Un esempio molto significativo riguarda l’Ucraina, per la quale l’UE porta avanti una precisa strategia fino, perlomeno, dal 1998, quando fu firmato un accordo di cooperazione con questo paese. E, infine, bisognerebbe ricordare il dibattito fra gli Stati su "cosa fare insieme" che ebbe grande successo (concettuale!) alla fine degli anni ’90. Al contrario, dobbiamo citare i comportamenti decisionali più occasionali anche su materie importanti (aneddoticamente, ci si può riferire alla decisione del Consiglio e del Parlamento, su proposta della Commissione (poi soppressa) che vietava la presenza di batteri nei formaggi francesi i quali, come tutti sanno, puzzano, ma fanno gioire il palato proprio grazie all’”infestazione” batterica). Ovviamente, tali comportamenti vanno contro l'idea di razionalità.
5. Insomma, il sistema mostra numerose contraddizioni sia in termini di natura stessa del sistema, che in termini di funzionamento specifico. Quale può essere la chiave di una risposta e, eventualmente, di una soluzione di alcuni dei problemi citati? Difficile dirlo. Si consideri che da qualche settimana a questa parte tutti i governi e tutte le istituzioni sembrano voler tornare allo stadio pre-crisi, recuperare il ruolo determinante del sistema istituzionale (per esempio, il secondo Consiglio europeo di marzo 2014 è manifestamente influenzato in modo sostanziale dalle proposte della Commissione come non più da un sacco di tempo), ritornare all’eguaglianza più o meno sovrana di tutti gli Stati. Il Parlamento europeo insiste sul ritorno alla normalità ed alla liquidazione della famigerata Troika, la BCE annuncia una specie di bonds europei col plauso della Germania. Neanche qui la risposta è semplice. Basterà in questa situazione un Parlamento con più poteri e un Presidente della Commissione con una maggiore legittimità democratica e, magari, con un po’ più di decisione, a farci ritrovare la via della democrazia in Europa e nei suoi Stati membri tanto colpita dalla crisi? Dipenderà dal risultato delle elezioni, sia in termini di partecipazione, sia in termini di scelta da parte dei cittadini? Non c’è che augurarselo; ma, forse, non basta?

 

dibattito#2

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Pubblicato su: 
Data pubblicazione: 
28 Aprile 2014
Allegato: