L’economia deve riflettere un mondo post-crisi

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La scienza triste per rimanere rilevante  deve essere collegata alla realtà. 

Quando l’economia globale è crollata nel 2008, l’elenco dei colpevoli era lungo e comprendeva le autorità di regolamentazione, gli avidi banchieri e gli irresponsabili mutuatari subprime. Ora la stessa scienza triste è sul banco degli imputati con tanto di ricerca del perché gli economisti non siano riusciti a prevedere la crisi finanziaria. Uno dei risultati di questo dibattito è che gli studenti di economia stanno chiedendo la riforma dei piani di studio poiché pensano che essi sostengano il capitalismo e si fondino su modelli matematici astratti. Sembra che gli studenti saranno accontentati. Un nuovo piano di studi, designato dall’Università di Oxford, è in fase di sperimentazione. Questa è una buona notizia.

I difensori dello status quo tendono a mettere un freno, indicando un ricco retroterra di pensatori economici eterodossi. Scavando in profondità si possono trovare un gran numero di trattati accademici riguardanti corse agli sportelli, cicli del credito instabili ed irrazionalità dei mercati. Il fatto che le persone siano egoiste e che le imprese perseguano i profitti non è colpa dell’economia ma della natura umana. Un’accurata predizione del futuro risulta irrealistica in qualsiasi disciplina accademica, ancor di più in una che  comprende interazioni umane illimitate.

Ma gli aspetti fondamentali della critica sono giusti. Per un soggetto così impegnato nello studio del comportamento mondiale, c’è troppa astrattezza e troppo poca analisi degli eventi del mondo reale. Il tipico corso di economia inizia con lo studio di come gli agenti razionali interagiscono nel marcato producendo un risultato che è il migliore per tutti. Solo più tardi si scoprono quelle rughe e quelle perversioni che caratterizzano il reale comportamento economico, quali le pratiche anticoncorrenziali e l’instabilità dei mercati finanziari. Inoltre, vi è un pregiudizio crescente verso l’eleganza matematica. Quando il più brutto mondo reale si intromette, sorge la domanda: quello che succede nella pratica come si spiega in teoria?

Questa tendenza teorica ha reso la disciplina resistente al cambiamento in un momento cruciale. Quando nel 2005, Raghuram Rajan, ora governatore della Banca d’India, aveva avvertito che l’innovazione finanziaria era diventata una fonte d’instabilità, le sue affermazioni furono respinte e ritenute leggermente luddiste. La sua richiesta di maggiore vigilanza prudenziale per le banche fu ignorata.

Fortunatamente, i passi necessari a portare l’insegnamento dell’economia nel mondo reale non necessitano di invenzioni o di qualcosa di nuovo e esotico. I piani di studio dovrebbero abbracciare la storia economica e fare più attenzione ai pensatori non ortodossi come Joseph Schumpeter, Friedrich Hayek ed anche Karl Marx. Le facoltà hanno bisogno di ristabilire i legami con altri campi come la psicologia e l’antropologia, le cui intuizioni possono spiegare fenomeni che la scienza economia non può spiegare. I professori di economia dovrebbero rendere lo studio della concorrenza imperfetta, e di come le persone agiscono in condizioni d’incertezza, il punto di partenza dei loro corsi.

I modelli matematici dovrebbero mantenere il loro posto, ma i loro risultati non dovrebbero essere presi troppo alla lettera. Molti di quelli usati dalle banche centrali hanno finora ignorato il settore finanziario come fonte d’instabilità. Per porre rimedio a ciò si aggiungerà ancora più complessità.

In seguito alla crisi finanziaria la popolarità dei corsi di economia è lievitata. Dopo aver osservato l’economia mondiale cadere in un dirupo, i nuovi studenti non tollerano lezioni sulla saggezza dei mercati. Essi chiedono un maggiore pluralismo ed umiltà in una scienza che ha finora sopravvalutato purismo e certezza. L’economia non dovrebbe essere insegnata come se riguardasse delle leggi senza tempo. Bisogna ricordare che la scienza economica ha a che fare con il comportamento umano, con tutta la confusione ed il disordine che questo implica.

 

Fonte immagine: larepubblica.it

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Data pubblicazione: 
22 Ottobre 2014
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