Il sindacato questo sconosciuto

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Mai come in questa fase il governo considera irrilevante, e forse a suo dire deleterio, il varo di misure di politica economica di concerto e con l'assenso delle organizzazioni sindacali.

MAI come in questa fase il governo considera irrilevante, e forse a suo dire deleterio, il varo di misure di politica economica di concerto e con l'assenso delle organizzazioni sindacali. Nemmeno i governi di unità nazionale avevano osato tanto. E questo conta, specie se a teorizzarlo è il leader del Pd, partito teoricamente più vicino alla Cgil. Da Roma è oggetto d'importazione anche il regalo della contrapposizione, di metodo e di contenuto, con l'organizzazione dei metalmeccanici, la Fiom. Un regalo velenoso che riguarda la responsabilità e gli attori della contrattazione, la democrazia in fabbrica, la natura degli accordi e della forme di protesta. E i sindacalisti cigiellini campani acquisiscono dal centro una mancata riforma della propria struttura che, superata indenne la crisi dei partiti storici, ripropone se stessa, con gli stessi pregi e gli stessi difetti di un ventennio (o forse più) addietro. Un mondo, quello del sindacato, che ambisce a ripresentare la propria centralità, quale soggetto di antagonismo-mediazione sociale, in una realtà in cui l'iscritto pensionato supera quello manifatturiero e i lavoratori precari e dei contratti a termine succedono ai caschi gialli. E senza rinnovamento organizzativo e ridefinizione delle priorità e delle strategie, diviene sempre più carente ciò che aveva contraddistinto l'azione di Di Vittorio e di Lama, di Trentin e dell'incompiuto primo Cofferati: la supplenza alla politica e all'imprenditoria, la capacità di elaborare in nome e per conto di chi avrebbe l'onere di farlo. Questo, per amore di verità, quanto eredita dal centro il sindacalismo nostrano, al quale va riconosciuta un'attenuante rimarchevole: la gravità del contesto occupazionale locale rende la dimensione temporale tiranna; tutto d'urgenza perché le crisi si moltiplicano; strenua difesa del posto di lavoro; l'oggi, come da nessuna altra parte, vale molto di più del domani. Ma qui si ferma Roma e cominciano le responsabilità locali. Se in Campania la supplenza ai vuoti della politica andasse valutata, non è difficile ammettere quanto la Cgil sia poco visibile territorialmente da un po' di tempo a questa parte: la mancanza di manifestazioni per la festa dei lavoratori nel Comune più disastrato di Italia, Napoli, è difficilmente imputabile a un mero errore organizzativo. Anzi la scelta è paradossalmente coerente se non si è più interlocutore-controparte delle istituzioni e se non si è lavorato oltre gli iscritti. Eppure un aiuto la segreteria nazionale lo aveva fornito: la presentazione, lo scorso anno, di un nuovo piano del lavoro, che metteva al centro dell'azione le misure di finanziamento pluriennale di un intervento nel Mezzogiorno d'infrastrutture e di occupazione.

Quali che ne fossero i limiti, esso avrebbe dovuto divenire una ricorrente ossessione locale. Così da noi non è stato, con lacune tangibilmente diverse verso Comune di Napoli e Regione Campania. Nei confronti del primo la (giusta) diffidenza verso la vacuità di strategia e di promesse populistiche non si è mai declinata in visibili atti pubblici di denuncia: per intenderci crede il maggiore sindacato che la città dello svago e il lungomare liberato siano volani di sviluppo? Che regate, tennis e skate board siano forieri d'insediamenti esterni? Che Napoli Est sia più di una congerie di immobiliaristi camuffati? Che lo stallo dell'area di Bagnoli sia un mero problema di piano regolatore? Ma se Sparta piange, Atene non ride. E qui ci riferiamo agli sconfortanti rapporti con la Regione. Se escludiamo le serrate critiche alla più infelice gestione ai trasporti di sempre in Campania, si stenta a scrutare fiere e ostinate contrapposizioni all'assenza di politiche economiche e territoriali. Qualche giorno fa i cittadini campani si sono visti recapitare una missiva dell'assessore al bilancio in cui ci s'informava che la gestione sanitaria regionale ha evidenziato un avanzo di gestione. «Un risultato eccezionale», si legge, che continuerà con «la revisione della spesa meno produttiva». Non si scrive come esso sia stato ottenuto con il taglio di strutture, di posti letto, di assistenza, di rinuncia (crescente) dei poveri a utilizzare le ricette mutualistiche per non pagare i ticket. Quanto il sindacato plaude questi brillanti darwiniani risultati? Infine: il sindacato ha sottoscritto la roboante declinazione regionale dell'immaginifico programma europeo Piano Giovani. Pensa così di venire incontro o di mobilitare il drammatico mondo degli esclusi per il prossimo Primo Maggio?
O forse non sarebbe il caso di innescare una vertenza dura e socialmente distinguibile contro l'immobilismo del non fare e la demagogia del fare apparente? «L'assenza di manifestazioni per la festa dei lavoratori nel Comune più disastrato di Italia è difficilmente imputabile a un mero errore organizzativo».

 

Fonte immagine: www.milianofree.it

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28 Maggio 2014
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