Il piano della Regione scoraggia i giovani

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Da molti lustri la politica del lavoro della Campania, ma non solo di essa, è afflitta dal "mal di agenzia", che non risolve nulla.

L'IDEA è che un ragazzo sotto i trent'anni, che acceda ai siti dedicati, riceva una sorta di voucher individuale, il cui ammontare dipenderà dal grado di svantaggio soggettivo, da "spendere" grazie all'assistenza di una rete di operatori, pubblici e privati, che ne programmeranno un percorso che ha come fine ultimo la scoperta del sospirato posto di lavoro. Il progetto sarà finanziato dalla Regione Campania anche grazie al fondo europeo per la disoccupazione giovanile. Il progetto, pur condivisibile per la nobiltà degli intenti degli obiettivi, presenta una serie di ambiguità e di lacune che inevitabilmente lo renderanno, a detta di chi scrive, del tutto inefficace a contrastare l'esclusione sociale giovanile. In particolare esso si presenta afflitto dalla sindrome dell'elefante rosa, storicamente datato, incoerente con il fenomeno osservato, immemore delle inefficienze locali.

Ma andiamo con ordine. La sindrome dell'elefante rosa. Nel gergo psicanalitico (freudiano) esso indica la tendenza a non vedere ciò che è troppo grande, come, per l'appunto, un elefante rosa in una stanza. E nel nostro caso l'elefante rosa è costituito dal fatto che mezzo milione di giovani in Campania non trova lavoro e dunque sono esclusi e, non già che il prius sia costituito dalla loro volontaria esclusione dal mercato del lavoro. Senza un incremento della domanda di lavoro lo scoraggiamento rimane una caratteristica individuale, la cui presa in carico rimane un'utile azione sociale, priva di effetti materiali. E basta. Se tutto ciò fosse condiviso, meglio avrebbe fatto l'assessore a presentare un progetto, tipo "Garanzia imprenditori Campania", in cui coinvolgendo l'inafferrabile assessore alle Attività produttive, avesse preso in carica gli stanchi e depressi imprenditori locali. Il ritardo storico. Da molti lustri la politica del lavoro della Campania, ma non solo di essa, è afflitta dal "mal di agenzia", ovvero dall'idea che le patologie del mercato del lavoro siano riconducibili alla mancanza d'informazioni tra imprenditore e potenziale
lavoratore.

Sarà l'istituzione, dunque l'agenzia, a metterli in contatto. Si è cercato, conquesto metodo, di ovviare alla presunta carenza di lavoratori qualificati venti anni fa, agli inserimenti precari dieci anni fa, agli esclusi oggi. Vediamone l'implicazione oggi: ammesso che migliaia di ragazzi lasceranno il bar e la movida, avranno il loro voucher, riceveranno un percorso personalizzato da un centro per l'impiego (sic), ma cosa troveranno alla fine? Nulla nel novanta per cento dei casi. Allora sì che il ritorno nell'emarginazione sarà definitivo e eversivo. Riproporre il modello dell'agenzia per patologie sociali così profonde e non per tre ingegneri informatici della Silicon Valley è, quanto meno, astorico.

L'incongruenza tra diagnosi e cura. L'inizio della storia di "Garanzia giovani Campania" è l'adesione del giovane al progetto, ovvero proprio il comportamento antitetico a quello di uno scoraggiato. Dunque come si può presumere che chi oramai rifiuta qualunque interlocuzione istituzionale - e se qualcuno avesse la pazienza di percorrere alcuni snodi della nostra città e della provincia si accorgerebbe del grado di rigetto dei giovani per tutte le nostre rappresentanze (civili e sociali) - decida, come per incanto, di ridare la propria fiducia, senza che il modello "agenzia più computer" sia preceduto da un capillare e lento lavoro sul territorio? Un grande economista, Marshall, ricordava spesso al politico di turno che, scordandosi del sociale prospettava soluzioni ingegneristiche, che la natura non fa salti.

Le inefficienze locali. Soffermiamoci, per un attimo, sul giovane che, aderito al progetto, entri in contatto con la rete di operatori che dovranno redigere "l'accompagnamento personalizzato". Troverà un centro per l'impiego, notoriamente incapace da lustri di informatizzare anche il proprio cartaceo, un ente di formazione accreditato, i cui corsi hanno fatto la fortuna dei formatori, un silente centro di placement universitario a occuparsi di lui. Il ragazzo, allora, avrà la sua brava educazione
sentimentale: conoscerà la burocrazia, le scartoffie, la gerarchia amministrativa, le cause di lentezza, il rinvio al giorno dopo. E, tutto sommato, riterrà il branco con la birra o l'accudimento del figlio piccolo sono attività ben più coinvolgenti.

La Repubblica Napoli del 1 maggio 2014

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Data pubblicazione: 
1 Maggio 2014
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