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Debito pubblico: come la Francia tenterà di ammorbidire Bruxelles

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La Francia prepara le sue armi per domandare un nuovo rinvio a Bruxelles sul rispetto del 3% del debito pubblico per il quale ne ha già ottenuto uno di due anni, alla fine del 2015. Le negoziazioni si annunciamo molto serrate per il nuovo ministro delle finanze Michel Sapin.

FRANCIA - La Francia prepara il suo outing finanziario? Al suo primo intervento pubblico come ministro delle finanze e dei conti pubblici questa mattina su France Inter, Michel Sapin è stato molto più chiaro di François Hollande lunedì sera. Interrogato a riguardo del deficit pubblico che la Francia si appresta come ogni anno a discutere con Bruxelles, ha in primo luogo spiegato, da buon ministro delle finanze rispettoso della governance finanziaria europea, che “Gli obiettivi sono degli obiettivi che noi manterremo, questa è la rotta e non è questione cambiarla.” Ma ha anche subito aggiunto che “è il cammino, è il ritmo stesso che sarà discusso nell’interesse comune.”

Altrimenti detto, se il governo francese non rimette in causa l’obiettivo di rientrare sotto la soglia del 3% del deficit pubblico -la soglia a partire da cui gli interessi del debito smettono di aumentare-, Michel Sapin annuncia a mezza voce che conta domandare alla Commissione europea una nuova deroga.

Una deroga già ottenuta una volta
La Francia ha già ottenuto l’anno scorso una deroga di due anni, fino alla fine del 2015, per raggiungere il 3% del deficit pubblico. Ma con un deficit equivalente al 4,3% del PIL nel 2013, superiore all’obiettivo del 4,1%che il governo si era impegnato a raggiungere, la possibilità di passare sotto il limite europeo del 3% alla fine del 2015, come vi si è impegnata la Francia, si è dissolta. A maggior ragione il governo si è impegnato a ridurre progressivamente nei prossimi anni la pressione fiscale su imprese e famiglie. “L’obiettivo del 3% è chiaramente morto e sepolto”, confidava lunedì a Libération il presidente dell’UMP della commissione delle finanze dell’Assemblea Gilles Carrez che, questo giovedì su Les Echos afferma, non di meno, che sarebbe “da suicidio” chiedere una deroga supplementare.
Durante la sua dichiarazione lunedì sera, François Hollande aveva già preparato il terreno. “Il governo avrà anche da convincere l’Europa che questo contributo della Francia alla competitività e alla crescita deve essere preso in conto nel rispetto dei suoi impegni”, ha spiegato. Un modo di dire che se si vuole rilanciare la crescita in Europa, sarebbe paradossale chiedere alla Francia uno sforzo supplementare che va meccanicamente a affievolire la ripresa e rischia alla fine di nuocere all’insieme della zona euro. “Non è un paese che implora gli altri, ha insinuato Michel Sapin, l’Europa andrà meglio quando la Francia andrà meglio.”

Bruxelles è inflessibile
Il problema è che questo discorso è mal accolto a Bruxelles. “La Francia ha già profittato, nel quadro della procedura per deficit eccessivo, di due deroghe di calendario”, ha precisato a inizio settimana il commissario europeo agli affari economici Olli Rehn che ha tenuto a “rinfrescare la memoria” al governo francese. Quest’ultimo attende con ansia il nuovo programma di stabilità del governo per gli anni 2015-2017 che gli deve essere comunicato a metà aprile. Ora, per quest’ultimo come per il presidente dell’eurogruppo, l’olandese Jeroen Dijsselbloem -il di cui paese è passato come previsto sotto la soglia del 3% nel 2013-, non c’è nessuna ragione di accordare una nuova deroga alla Francia posto che la maggior parte dei suoi vicini europei ha fatto dei grossi sforzi per ridurre il debito. La Francia deve dunque maggiormente impegnarsi, vale a dire mantenere i suoi impegni di riduzione del deficit pubblico e realizzare le “riforme strutturali” che le permetteranno di guadagnare in competitività e in crescita. Le negoziazioni promettono di essere serrate con la Commissione che ha posto la Francia sotto sorveglianza rinforzata all’inizio di marzo domandandole di prendere delle misure d’urgenza per evitare uno sforamento del deficit.

50 miliardi e un patto
Restano poco meno di due settimane a Michel Sapin per tracciare la nuova traiettoria per la riduzione del debito da qui al 2017 e specificare i risparmi che la Francia conta di realizzare per raggiungerlo. Il nuovo governo ha confermato che metterà in essere il programma di 50 miliardi di euro di taglio della spesa da qui al 2017 il cui progetto è stato rimesso a l’Eliseo dal ministro dell’economia alla vigilia del secondo turno delle municipali. Un programma che sarà dettagliato, spiegano a Bercy, ciò permetterà alla Francia di dare qualcosa di concreto alla Commissione.
Ma il governo evidenzierà ugualmente i suoi sforzi al fine di migliorare la competitività delle imprese come il patto di responsabilità (10 miliardi supplementari di riduzione delle imposte). Oltre a misure che hanno un costo finanziario e che rispondono secondo Parigi alle domande di Bruxelles in materia di riforme strutturali.
Ora, tra il ritardo preso dalla Francia nella sua traiettoria di riduzione del debito e le nuove promesse di riduzione delle imposte per le imprese e le famiglie, i 50 miliardi di euro di risparmi non basteranno a finanziarie adeguatamente i bisogni. Tra più crescita e stretta osservanza del calendario degli impegni di riduzione di deficit, Parigi ha scelto e spera convincere la Commissione a concedere più flessibilità. La Francia può contare sul sostegno dell’Italia in questa battaglia. Il suo nuovo primo ministro Matteo Renzi ha recentemente definito il patto di stabilità “patto di stupidità” e annunciato “10 miliardi di riduzione delle imposte per 10 milioni di italiani” al tempo stesso affermando voler mantenere il suo deficit sotto la soglia del 3%. Il margine di manovra è stretto e tutto dipenderà ad ogni modo dal risultato delle elezioni europee di giugno. In caso di arrivo di un presidente di sinistra alla testa della Commissione europea, la richiesta della Francia sarà più che legittimata da un riorientamento della maggioranza politica europea. 

 

Fonte immagine: www.telegraph.co.uk

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Data pubblicazione: 
3 Aprile 2014
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