Sistema bancario globale: frammentazione o cambiamenti strutturali?

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Il sistema bancario mondiale non sta diventando più frammentato. Esso sta registrando delle trasformazioni strutturali. 

La crisi finanziaria mondiale ha provocato una riduzione dei prestiti bancari transfrontalieri. In questo articolo si evidenzia che il sistema bancario mondiale non sta diventando più frammentato. Esso sta registrando delle trasformazioni strutturali. Le banche dei paesi colpiti dalla crisi stanno riducendo la loro presenza all’estero, mentre le banche dei mercati emergenti e in via di sviluppo stanno colmando i vuoti lasciati dalle prime.

Qual è il problema?

In seguito alla crisi finanziaria globale molti hanno sostenuto che l’integrazione finanziaria mondiale sia andata in retromarcia. Il dibattito  si è focalizzato soprattutto sul collasso dei flussi bancari transfrontalieri, sul comportamento delle grandi banche europee ed americane e sulla frammentazione del mercato finanziario nell’Eurozona. Certamente, le banche europee ed americane sono state i principali veicoli attraverso i quali l’integrazione finanziaria è incrementa prima della crisi ma sono state anche le più colpite da quest’ultima. E l’esigenza di risanare i bilanci, ripristinare la profittabilità e soddisfare i più rigidi requisiti di capitale ha incentivato molte di queste banche a ridurre la loro operatività internazionale. Ma focalizzarsi solo sulle banche di queste regioni non fornisce un quadro completo del panorama bancario globale.

Il crollo dei prestiti bancari transfrontalieri e degli altri flussi di capitale è ben documentato dalla BIS e da altre fonti mentre l’evoluzione della presenza di banche straniere non lo è. In un recente articolo si è provato a colmare questa mancanza e a evidenziare la presenza di banche estere nel mondo. Il database comprende informazioni sulla proprietà, e relative variazioni della stessa, di 5.498 banche attive in 138 paesi per un periodo che va dal 1995 al 2013. Ciò è utile per studiare come la crisi ha colpito il sistema bancario mondiale in termini di operatività estera.

Qual’era la situazione prima della crisi finanziaria?

Prima della crisi, molte banche ampliarono la loro presenza all’estero con la conseguenza che il numero di banche straniere passò dalle 784 del 1995 alle 1.301 del 2007 (Figura 1). Il numero delle banche nazionali diminuì nello stesso periodo, riflettendo un consolidamento guidato dai cambiamenti tecnologici e dalla deregolamentazione. La quota di banche straniere incrementò sostanzialmente dal 19% del 1995 al 32% del 2007. Nel 2007 le banche straniere detenevano circa il 13% di tutte le attività bancarie.

Prima della crisi, la presenza di banche straniere è cresciuta molto meno nei paesi OCSE rispetto ad altri paesi, con quote di mercato nel 2007 del 23% e del 12% in termini di numero e quote d’attività, contro il 35% e 16% nei mercati emergenti ed il 43% e 24% nei paesi in via di sviluppo. Tra i paesi non OCSE, quelli dell’Europa orientale, dell’Asia centrale, dell’America latina e dell’Africa sub sahariana hanno avuto una presenza particolarmente elevata di banche straniere.

Anche se nel 2007 le banche controllanti provenienti dai paesi OCSE detenevano il 67% di tutte le banche estere e controllavano il 94% degli asset stranieri, esse non furono le sole che si espansero a livello internazionale. Un numero rilevante e crescente di banche internazionali proveniva dai mercati emergenti (259) e dai paesi in via di sviluppo (93), con banche con sede centrale nell’Europa dell’est e Asia centrale (85) e in Africa sub sahariana (79) che furono le più attive negli investimenti esteri, alcune di esse sono anche diventate importanti attori regionali. Eppure, nonostante siano numerose, queste banche tendono ad essere molto piccole, rappresentando solo il 4% degli asset stranieri nel 2007.

Cosa è successo dopo la crisi?

Non sorprende il fatto che la proprietà delle banche internazionali sia cambiata in seguito alla crisi. Dopo la crisi c’è stata una riduzione di un quinto negli ingressi di banche estere rispetto al picco dell’anno prima (Figura 2). Le uscite sono rimaste simili e quindi gli ingressi netti sono diventati negativi, vale a dire che c’è stato un ridimensionamento della presenza di banche straniere. Poiché il numero di banche domestiche è calato, la quota di mercato delle banche estere in numero è rimasta di circa il 35% alla fine del 2013. La quota degli asset è invece calata in quanto le banche domestiche hanno migliorato i loro bilanci più velocemente rispetto alle banche estere. Inoltre, le banche estere rappresentavano ancora l’11% del totale degli asset nel 2012, un leggero calo rispetto al picco del 13% relativo al 2007.

Questi andamenti nascondono alcune importanti differenze tra paesi ospitanti e ancor di più tra i paesi d’origine, riflettendo un cambiamento nei poteri finanziari ed economici a livello globale. Nonostante che nel 66% dei paesi ospitanti la presenza di banche straniere sia diminuita, in 48 paesi essa è aumentata (Figura 3). E anche se il numero di banche straniere si è ridotto, molte di esse sono state vendute ad altre controllanti estere. Dopo una continua crescita fino al 2008, il numero di banche estere provenienti dai paesi con alto reddito ha iniziato un declino, passando dalle 948 del 2008 alle 814 del 2013, dovuto principalmente ad un ridimensionamento da parte delle banche occidentali colpite dalla crisi.

D’altra parte, le banche provenienti dai mercati emergenti e in via di sviluppo hanno continuato la loro crescita pre-crisi ed hanno aumentato ulteriormente la loro presenza (Figura 4). Attualmente queste banche detengono 441 banche straniere, rappresentando l’8% di tutti gli  asset esteri, il doppio della loro quota del 2007. Poiché queste banche tendono ad investire soprattutto nella propria regione d’appartenenza, il sistema bancario globale ora comprende una grande varietà di attori ed allo stesso tempo è più regionale, con la quota intraregionale in aumento di circa cinque punti percentuali.

Esaminando le determinanti sottostanti questi cambiamenti risulta che i paesi colpiti da una crisi sistemica siano meno rappresentati all’estero attualmente, e che i paesi ospitanti cresciuti più lentamente abbiano visto l’attività delle loro banche estere crescere meno. Le banche madri con una presenza internazionale relativamente grande in un determinato paese prima della crisi, hanno osservato una crescita minore delle attività. Al contrario, gli ingressi sono stati maggiori nei paesi ospitanti che hanno avuto una più rapida crescita. Molti di questi cambiamenti sottolineano la crescente importanza delle banche estere provenienti dai mercati emergenti e in via di sviluppo.

Confrontando l’evoluzione dei prestiti locali delle banche straniere e quella dei crediti transfrontalieri diretti, viene evidenziato che il prestito locale si è ridotto meno durante la crisi rispetto alle attività transfrontaliere, ciò suggerisce che la presenza di banche straniere sia stata una relativa fonte di stabilità. L’ingresso di nuove banche provenienti da paesi emergenti e in via di sviluppo con bilanci più forti e maggiore volontà di espandere il credito ha anche attenuato il declino dei prestiti locali in molti mercati. E nonostante alcuni aspetti in comune, il ridimensionamento dei prestiti transfrontalieri è ben distinto dall’attività locale delle banche estere.

Implicazioni politiche

Visto che la crisi ha accelerato le trasformazioni strutturali nell’attività di investimento delle banche estere, sorgono importanti questioni.

  • In primo luogo, la crescente importanza delle banche provenienti dai mercati emergenti e in via di sviluppo attraverso la loro presenza estera, e molto probabilmente attraverso i loro prestiti transfrontalieri, è una naturale conseguenza; evidenziando il loro ruolo nel mondo economico e nei mercati finanziari globali.

Allo stesso tempo, diventa indispensabile che i politici di questi paesi siano attivi partecipanti nelle decisioni riguardanti le riforme finanziarie, come Basilea III e le modalità di risoluzione internazionali, in modo da assicurare che i modelli di riforma soddisfino le loro condizioni. Questi paesi dovranno anche necessariamente svolgere in modo adeguato il loro ruolo di regolatore e supervisore delle filiali estere, facendo in modo che le loro banche siano sufficientemente capitalizzate e che quelle più deboli siano ristrutturate. In aggiunta, è necessario maggior impegno per valutare al meglio le implicazioni sulla stabilità finanziaria degli investimenti effettuati dai diversi tipi di banche estere. Inoltre, i dati devono espandersi per valutare adeguatamente gli sviluppi del sistema bancario mondiale, valutando se ci sia effettivamente un ridimensionamento dei prestiti transfrontalieri e se i nuovi attori stiano riempiendo il vuoto lasciato dalla banche in ritirata. Al momento i dati della BIS riguardano soltanto alcuni mercati emergenti come paesi creditori, non considerando così quella che è una probabile crescita dei prestiti tra mercati emergenti e in via di sviluppo così come i prestiti di questi paesi nei confronti di quelli occidentali.

  • In secondo luogo, con il sistema bancario globale che sta diventando più regionale, il coordinamento internazionale potrebbe diventare più facile da realizzare. L’unione bancaria europea è un ottimo esempio del miglioramento del coordinamento internazionale in tutte le dimensioni cioè ingresso, regolamentazione, vigilanza e risoluzione.

Allo stesso tempo, la regionalizzazione potrebbe non consentire che le migliori tecnologie  bancarie ed il know-how siano impiegate in ogni mercato. Inoltre, si potrebbe rendere il sistema bancario più soggetto a shock, così come la diversificazione potrebbe essere più limitata e alcuni dei nuovi attori emergenti potrebbero essere meno capitalizzati. Una maggiore regolamentazione finanziaria su base regionale potrebbe anche portare a politiche e azioni che tendano alla frammentazione e alla repressione finanziaria con possibili conseguenze negative sulla ripartizione del rischio e sull’efficiente allocazione delle risorse. Quindi, una migliore comprensione di tutte le determinanti della regionalizzazione del sistema bancario (e la relativa possibile frammentazione) con tutti i suoi pro e contro diventa di massima importanza.

 

Fonte immagine: about-larnaca.info

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Data pubblicazione: 
23 Gennaio 2015
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