Regione, i tagli al bilancio

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Come il bilancio della regione Campania appena approvato pecchi di trasparenza

Nella lingua inglese esiste un termine, accountability, intraducibile in italiano. Esso indica il rendere conto, in senso sostanziale e non formale, da parte di un'istituzione del proprio operato. Al termine è connessa quella trasparenza che consente al delegante (il cittadino) di valutare l'agire del delegato (il politico).

È proprio l'accountability, o meglio la sua mancanza, il concetto cui può essere associato il bilancio di previsione della Regione Campania, votato qualche giorno fa dal consiglio regionale. Un'omissione istituzionale rimarchevole per molteplici aspetti: in primo luogo l'assenza di qualunque valutazione comparativa tra quanto era stato previsto un anno addietro e quanto, di fatto, è stato realizzato; la mancata esplicitazione di una qualunque linea-guida strategica che consenta al delegante di valutare come intende muoversi il delegato.

Un'assenza di trasparenza, dunque, difficilmente assolvibile in base alle motivazioni che sono state pubblicamente fornite: i ritardi nell'approvazione della Legge di Stabilità da parte del parlamento nazionale avrebbero condizionato tempi e certezze sulle risorse disponibili a livello locale. Verrebbe da suggerire al nostro esecutivo che i bilanci di previsione sono, di solito, costruiti secondo "scenari", ovvero ipotizzando diversi sentieri a seconda delle assunzioni che paiono più probabili. Ma gli "scenari" evidentemente impongono troppa trasparenza; veniamo, tuttavia, rassicurati che, non appena i dati sulle erogazioni saranno disponibili saranno messe in campo "norme per favorire sviluppo e occupazione". Beata indeterminatezza che tanto ricorda i cartelli delle macellerie del tipo "domani si farà credito, oggi no". Di una circostanza il cittadino sia certo: non si ricorrerà all'aumento dell'addizionale Irpef. Strana Regione la nostra: è un po' come se il pedone che attraversa sulle strisce pedonali debba ringraziare, gratificato, l'automobilista che l'ha fatto passare e non lo ha investito. Il fatto è che l'esecutivo regionale, probabilmente quello tra i meno capaci della nostra storia, rispetta, nella stesura di oltre trecento pagine di mere, asettiche tabelle, due principi: l'indisponibilità a mettere in discussione il proprio operato strutturale e il mantenimento di qualche grado di libertà nei mesi che precederanno i giorni di voto. Osservava un grande economista del passato che la spesa delle istituzioni pubbliche, centrali o locali, obbedisce al ciclo politico e non, come dovrebbe, a quello economico: si spende in prossimità delle scadenze elettorali e non già in fasi di recessione, E in questi casi il keynesismo diviene la bandiera anche dei conservatori più pervicaci.

Di una simile ipotesi oggi avvertiamo solo le premesse in base ad una serie di leggine regionali dalla poco ortodossa matrice. Staremo a vedere. Sulla valutazione, invece, della politica strutturale di bilancio qualche notazione sintetica può essere compiuta. È unanimemente condiviso che una regione debba intervenire, fondamentalmente, in alcuni settori vitali: la sanità, i trasporti e, per quanto è possibile, il lavoro e le politiche sociali. In tutti questi campi le scelte regionali di composizione di bilancio paiono fallimentari, accomunate sotto un unico vessillo: l'inversione di tendenza rispetto alla dissipazione e agli sprechi della giunta precedente. Come se l'austerità, di per sé, possa costituire una politica economica adeguata.

Ciò che è accaduto nel settore sanitario è paradigmatico. Il risanamento finanziario del settore è avvenuto, anche nell'ultimo esercizio, con una contrazione netta dell'offerta di tutela assistenziale, senza intaccare le distorsioni strutturali alla base del disavanzo, come ad esempio l'utilizzo dei posti letto ospedalieri e universitari per patologie di basso profili. Ancora: la rete sanitaria regionale è permeabile a qualsiasi emergenza di natura epidemiologica, poiché tali controlli, da parte delle Asl, nei fatti non esistono. Non esiste un registro dei tumori regionale, né quello delle cause di decesso. E, se non bastasse, l'utilizzo della rete informatica per il funzionamento del Sistema sanitario nazionale è basso e scadente e, di fatto, non esiste un servizio emergenziale psichiatrico. Tant'è; ma i conti di quella che un chirurgo di rango definisce l' (in) sanità regionale sono oggi in ordine.

Se possibile, la situazione del sistema dei trasporti è ancora peggiore. A gennaio di quest'anno l'amministratore unico dell'Ente Autonomo Volturno aveva presentato un piano di recupero dei treni e del relativo servizio per l'anno in corso, riguardante Circumflegrea ed ex Sepsa/ Cumana. L'assessore regionale competente metteva a disposizione pubblica tale piano, che, a suo dire, trovava copertura economica e che a luglio avrebbe dovuto garantire una regolare frequenza di treni. Fino a marzo l'assessore pubblicava lo stato di avanzamento, poi improvvisamente si fermava. Risultato: l'ultimo rapporto di Legambiente classifica le linee flegree come le seconde peggiori d'Italia. La conseguenza è un brusco rialzo dell'utilizzo delle automobili private. Fuor di emozione: dal 2010 al 2014 Pendolaria stima che i servizi siano caduti nella regione del 19%, che le tariffe siano mediamente aumentate del 23.75% e che gli stanziamenti per il servizio ferroviario pendolare in relazione al bilancio regionale, ammontino solo allo 0.34%. Niente di grave: ora sappiamo che la gestione pubblica (quella precedente ovviamente) era inefficiente. Non si viaggia ma siamo edotti sugli sprechi.

Ci rimangono, infine ma non da ultimi, le politiche del lavoro e le politiche sociali. Un bilancio, dicevamo, dovrebbe essere accountable, ma poco si spiega, ne abbiamo già parlato, del programma Garanzia Giovani, della sua efficacia e del rapporto costi-benefici sull'uso delle risorse stanziate. Così come, il medesimo bilancio, dovrebbe illuminarci sul perché si mantenga, nella spesa sociale, una dotazione di poco più di venti euro all'anno rispetto a una media nazionale superiore di centocinquanta.

Ma il nostro esecutivo non si preoccupi per queste omissioni e distorsioni: i suoi referenti politici rivinceranno a man bassa le elezioni primaverili. Pare che il maggiore partito di opposizione propenda per far svolgere le primarie subito dopo le elezioni e intenda consentire al proprio gruppo consiliare di continuare le pratiche collusive sino alla scadenza del mandato.

La Repubblica sez. Napoli del 9 gennaio 2015

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9 Gennaio 2015
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