Non si spara sulla Croce Rossa. Ovvero: quali speranze per i giovani nelle Università Meridionali?

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Nel prossimo mese di giugno, secondo le cadenze previste dalla Riforma Gelmini, nuove Commissioni Idoneative si preparano a dare rinnovate speranze ai “rampanti giovani” che vogliono intraprendere la carriera universitaria dopo aver maturato esperienze e competenze di ricerca frequentando le “Scuole” delle nostre università meridionali. 

Nel prossimo mese di giugno, secondo le cadenze previste dalla Riforma Gelmini, nuove Commissioni Idoneative si preparano a dare rinnovate speranze ai “rampanti giovani” che vogliono intraprendere la carriera universitaria dopo aver maturato esperienze e competenze di ricerca frequentando le “Scuole” delle nostre università meridionali. Allievi che hanno già subito nella loro carriera studentesca i danni del “tre+due generalizzato” e del combinato disposto delle successive riforme dei cicli e che, nonostante tutto, grazie alla loro passione ed alla nostra inossidabile attività di docenza hanno continuato la loro formazione nella ricerca, resistendo alle sirene dell’industria, delle professioni e, recentemente, delle università estere per seguire l’affascinante strada della ricerca.

Che dire a questi “kamikaze” indomabili, nostri diletti allievi?!?

Il quadro del futuro, che da docenti dobbiamo responsabilmente descrivere, si presenta purtroppo a tinte fosche con orizzonti bui e tempestosi, certamente non radiosi e sereni!

Le risultanze dei recenti giudizi idoneativi sono sotto gli occhi di tutti e riempiono purtroppo anche le cronache giudiziarie, con episodi al limite del ridicolo (la completa ignoranza della lingua italiana da parte di uno dei Commissari OCSE coinvolto - suo malgrado- in una delle valutazioni più ricche di vocaboli e terminologie da adepti quale è il Diritto Privato, è stata giustamente valutata da un tribunale italiano causa di nullità del procedimento). Episodi che vanno ad aggiungersi al già ricco e mitico “Novellario della Baronia Italiana”, da sempre protagonista di interpretazioni anche teatrali nella sua indomita ed incorreggibile cooptazione. Tutto questo, nonostante che i tecnocrati oggi di moda abbiano cercato di ingabbiare in regole certe e condivise il tanto vituperato, ma universale, meccanismo di inserimento nelle comunità (anche accademiche) che è la cooptazione. Purtroppo, esagerando nella meticolosità si è scelta la strada di “griglie universali” e “mediane” che hanno, da un lato favorito i cultori di tale criteriologia avvezzi ad ottimizzare con algoritmi i risultati provenienti dalle griglie più complesse, e si sono anche poste le basi per  il successivo deleterio superamento del criterio selettivo binario -SI/NO- che è insito nella parola idoneità; quale pre filtro ad una successiva “scelta tra pochi” interessati ed in grado nella loro individualità e competenza a soddisfare e sviluppare le singole specificità delle sedi universitarie, in termini di ricerca e di didattica. Singole Università che scelgono poi tra i migliori idonei in grado di valorizzare al meglio le potenzialità delle sedi, che, come tutti sanno, hanno per ciascun settore scientifico una loro tradizione culturale ed un relativo contesto territoriale.

Un disastro quello idoneativo che oltre a rivelarsi farraginoso ed inapplicabile è stato anche costoso e fa presagire futuri foschi orizzonti di “guerre accademiche” tra bande di idonei (in scadenza come i provoloni o meglio i salami visto che in tema di sicurezza alimentare la salatura è una garanzia maggiore rispetto alla fermentazione) alla caccia di possibili spiragli di quelle chiamate che i risicati budget delle università, specie meridionali, consentiranno. Questo con cadenze temporali che non collimeranno con le sunnominate scadenze idoneative. Sottofinanziamento, quello degli atenei meridionali, evidenziato proprio da Reset in un recente convegno, ed ancor più recentemente riconosciuto anche a livello ministeriale, dopo una  quasi decennale battaglia. Evento che, forse, aggiunge nei foschi orizzonti futuri descritti qualche venatura di rosso, indicatore si di un possibile sblocco per nuovi posti di ruolo, ma  per quanto descritto anche terreno di possibile conquista di quelle orde idoneative dei più bravi e più belli (la virtuosità sarebbe il termine a loro più caro ma rifiuto di usarlo anche solo per scherzo!).

Allora cosa racconteremo ai nostri “giovani rampanti” per il loro futuro accademico?!!

“Nanetti” sulla imprevedibilità delle cadenze nella nostra carriera! Come nel caso dello scrivente che, “esiliato” a Cassino, vide una improvvisa accelerazione delle programmate cadenze concorsuali (si mormorò di una “parentopoli” ministeriale!) che trasformò di incanto l’esilio in una onorabilissima avventura umana e professionale suo personale vanto. O forse dobbiamo far comprendere, da docenti “full-time – h24”, che probabilmente nei corsi e ricorsi di “vichiana” memoria (l’assonanza tra i cognomi ha fortemente influenzato la mia formazione di ingegnere anomalo poco amante nella prassi decisionale delle linearizzazioni universali!) presto si ritornerà a regole più semplici e chiare, che nella loro attuazione garantiranno davvero la meritocrazia, intesa come riconoscimento terzo di professionalità e competenza, acquisite o maturate ed inquadrabili in quegli standard o soglie minime di conoscenza di ciascuna singola comunità scientifica, quest’ultima assolutamente in grado nella sua collegialità di garantire, senza algoritmi o complicati (artatamente!?!) parametri o mediane (queste ultime influenzabili da accordi ancora più esecrabili dei demoni cooptativi baronali più che noti e fisiologici) un corretto inquadramento ai giovani meritevoli.

Questo, lasciando poi alla responsabile autonomia delle sedi le successive scelte che garantiscano quella produttività in termini di ricerca, didattica e di reperimento fondi che il Ministro Giannini sembra voler lodevolmente e pragmaticamente attuare.

Dalla Terra di San Benedetto, la cui Regola sopravvive ancora oggi nella sua validità grazie alla sua sinteticità, sto alzando un grido accademico contro quella tecnocrazia imperante che, invece di opporsi agli evidenti e devastanti tagli lineari e non (non dimentichiamo gli ultimi 300 milioni sottratti a fine 2012 e destinati ad Alitalia) che hanno investito l’intero comparto dell’Università, reo di una indipendenza fastidiosa,  ha voluto imboccare la strada della qualità, della meritocrazia, della virtuosità dei bilanci, per perseguire in perfetta sintonia con gli andazzi nazionali ed europei la aberrante regola di togliere ai più deboli - a quelli che eroicamente operano in contesti territoriali deboli ed arretrati come quelli del meridione d’Italia - per rafforzare i più forti (più virtuosi). Le Università, o meglio le comunità universitarie, sono per tradizione il luogo in cui , come garantisce con forza la Costituzione, si forniscono a tutti gli allievi le basi del “metodo scientifico”: per poter competere, per formare le classi dirigenti, per valorizzare le specificità. In esse (comunità) prevalgono le garanzie di tutti e non l’autoesaltazione delle singole capacità a danno dei colleghi. Questa regola è stata quella che ha permesso alla “Universitas” di sopravvivere ai cambiamenti, alle alternanze della storia, così come le Chiese, anch’esse cooptative.

Quindi ai giovani in ingresso nelle nostre Università, ai rampanti che aspirano a far parte delle Comunità scientifiche nazionali e sovranazionali, specie se provengono da Scuole meridionali, va trasmesso il messaggio forte: che il vento sta cambiando in una rinnovata stagione nella quale, per necessità o spinta della globalizzazione, la classe politica si renda conto che per governare il nuovo, per imboccare il cambiamento, è necessario investire nella ricerca e nei giovani che, formati alla ricerca, sappiano saper leggere il futuro!

Ad Maiora…

 

Fonte immaginewww.ilrestodelcarlino.it

RESeT Editoriale n.6 del 23 maggio 2014

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Venerdì, 23 Maggio, 2014
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