Lavoro e sinistra si sono dissolti

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E in Campania si conducesse un'indagine seria e approfondita sui "concetti-miraggio" che di più, negli ultimi anni, hanno teso a stemperarsi in chimere sempre più vaghe, non vi è dubbio che ai primi posti dell'immaginario collettivo si attesterebbero quelli di "lavoro" e di "sinistra".

C'è ben poco da motivare su simili dissoluzioni: la prima, il lavoro, si manifesta nelle circostanze che solo quattro donne su dieci si danno da fare per trovare lavoro. Ancora: mezzo milione di ragazzi della nostra regione si distribuiscono tra lavori precari, nella migliore delle ipotesi, tra nullafacenti da movida, nella maggior parte, e tra contiguità criminale, nella peggiore delle ipotesi.

Che piaccia o no, la fatica non è più un diritto, forse una grazia ricevuta; comunque un onere a carico del disoccupato che deve dimostrare la convenienza alla sua occupabilità. L'altro miraggio è la nozione di sinistra: nulla di radicale, di alternativo, di eversivo per carità. Soltanto un'ipotesi di risoluzione dei problemi sociali che si caratterizzi per spruzzi di etica, di giustizia, di solidarietà.

Ovvietà? Forse, o forse no. Si pensi, effettuando un grosso sforzo per nobilitare il tutto, alle continuità e alle cesure dei programmi elettorali delle ultime elezioni regionali. Da un lato i due grossi schieramenti, quello di De Luca e quello di Caldoro, a contrapporsi, con la nobile arma della clava, su temi primari quali governabilità-eleggibilità-demitismo- cosentinismo; dall'altra il mantra della limpidezza e della purezza dei grillini.

E la giustizia sociale, l'equità, l'inclusione sociale, temi da altri trascurati, costituivano un'autostrada politica che avrebbe avuto bisogno di un buon appaltatore e di solido materiale d'asfalto.

In realtà un raggruppamento politico c'era tra i due blocchi estremi e, paradossalmente, nel suo nome riportava quei concetti- miraggio, sinistra e lavoro appunto, da tempo assenti sul proscenio politico della nostra regione.

Si trattava di "Sal", acronimo per Sinistra al Lavoro, sigla già infelice di suo perché dalle nostre parti più facilmente associata al nome di battesimo di un popolare cantante melodico.

La sinistra, si sa, ha un'inveterata propensione al masochismo; forse per essa, futuribilmente, profetizzava, nel 1949, Murphy

Smodalità comunicative, di additività di frazioni eterogenee e irrilevanti. Ci spieghiamo: perché nell'attuale contesto campano una forza, una rappresentanza, un'associazione politica sia "vissuta" realmente differente dal centro-sinistra non basta che denunci gli sfasci dell'amministrazione di centro-destra o le degenerazioni del partito democratico della nostra regione. Gli sfasci costituiscono un realtà troppo evidente per non costituire solo una pre-condizione di analisi; le degenerazioni della declinazione renziana locale sono il leit-motiv di quella sapiente miscela di autoflagellazione psicoanalitica e di cecchinaggio serbo-croato- bosniaco che è il fare politica da quelle parti. Sarebbe, o ahimè sarebbe stato, necessario qualcosa in più; non già proporre in anticipo una giunta che riecheggiava una sorta di datato post-iervolinismo o limitarsi a denunciare le scelleratezze dei miraggi occupazionali dell'amministrazione Caldoro. Gli esclusi, giovani e disillusi, dovevano essere al centro della campagna elettorale, con un linguaggio nuovo, poco vendoliano e molto di periferia. Non sarà stato un caso che in "Sal" i candidati più votati (o meno negletti) siano stati, soprattutto, persone che la convenzione etichetta come provenienti dalla società civile e poco avvezzi alle riunioni di partito. Le reti di associazioni avevano costituito la base del successo arancione a Napoli quattro anni addietro; una mescolanza forte per sensibilità civile, per coraggio e dignità di azione poco visibile ma debole per capacità aggregativa e composizione di un programma. Sarebbe stata la vera novità, piuttosto che l'aggregazione additiva di un universo di partitini nei quali l'elettorato è costituito spesso dal suo rappresentante. Forse, se si volesse contraddire l'irrimediabilità della legge di Murphy, c'è modo e modo di perdere.

RESeT editoriale n. 21 del 20 giugno 2015
 

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Giovedì, 18 Giugno, 2015
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