L’economia della crisi e lo scenario del Sud

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La contesa elettorale in Campania vive poco di dibattito economico; forse solo di due slogan contrapposti, apodittici quanto sterili.

A volerli sintetizzare, il primo, della destra, rivendica la posizione di "meno peggio" del Mezzogiorno; il secondo la risolutezza a "non essere più ultimi". Come se tali messaggi bastassero: non essere il peggio, e forse lo siamo, aiuta poco.

Il disagio non è mai una sofferenza comparativa, ma origina malessere quale che sia la situazione relativa del "vicino"; aspirare, per contro, a lasciare il fondo della classifica, necessita di valutazioni concrete e non solo dell'affermazione che la politica del concorrente è "brutta e cattiva".

Forse dovremmo abituarci all'assenza di approfondite ricostruzioni dei problemi della Campania e del Mezzogiorno, ma l'ingenuo illuminismo che caratterizza chi ancora riflette conduce a esplicitare tendenze che, probabilmente, lasciano, presso chi aspira alla stanza dei bottoni (o non vuole lasciarla), il tempo che trovano.

Osservando, infatti, alcune tendenze strutturali del nostro territorio viene da dire che forse siamo gli ultimi, da un lato, ma che sarà complicatissimo, dall'altro, non esserlo più.

Per uscire da questa diatriba sarebbe, forse, necessaria una visione meno limitata di quanto dalle nostre parti si stia manifestando. L'Economist, che alle nostre deficienze non ha mai fatto sconti, ha pubblicato in questi giorni un articolo dal titolo significativo "Un racconto di due economie", nel quale evidenzia esplicitamente la tesi che la ricostruzione dei problemi dell'economia italiana passa per due racconti, appunto, differenti, quasi diametralmente opposti per il Centro-Nord e il Mezzogiorno. È una interessante disamina che vale la pena di approfondire, soprattutto perché viene da un osservatore esterno, "freddo", non coinvolto quindi nel clima spesso rissoso che investe il dibattito pubblico in Italia.

E veniamo al merito delle osservazioni. La specificità territoriale costituisce, si argomenta, un prerequisito cognitivo indispensabile. La rivista britannica ne sintetizza i dati salienti: dal 2008 al 2014 il prodotto interno lordo si contrae, nelle regioni meridionali di oltre il 13 per cento a confronto del 7 per cento delle altre regioni; del milione e più di lavoratori che, nel medesimo periodo, perdono il posto di lavoro, il 70 per cento lavorava a Sud; l'occupazione femminile risulta un terzo della popolazione attiva dello stesso sesso, addirittura inferiore al 43 per cento che fa registrare la Grecia.

Infine, ma non da ultimo, i flussi migratori sono oramai consistenti e stabili: in dieci anni partono 700 mila persone, il 70 per cento delle quali in età compresa tra i 15 e i 34 anni, e di queste un quarto laureate.

Ma non è solo l'Economist a seguire una simile linea interpretativa; erano tematiche avanzate con regolarità dalla Svimez e riprese oggi dall'Istat, nel suo ultimo rapporto sulla situazione del Paese.

La tesi dell'istituto di statistica, meglio tardi che mai, è che la comprensione della struttura e della dinamica dello "sviluppo" italiano passa per un'analisi approfondita di "luoghi, città, territori".

E la tassonomia vuole che la Campania entri, a pieno titolo, nella costellazione dei "territori del disagio". Il lettore intuirà quanto sia vacuo discutere se in questo quadro la Campania sia la "meno peggio" tra le regioni meridionali e quanto valga il volontarismo di illudersi di arrestare il collasso, quale frutto di una decisione senza analisi.

Fatte queste indispensabili premesse, suggeriamo di partire da un concetto, l'isteresi, che, in fisica, indica ogni fenomeno in cui il valore di una grandezza, dipende, in un dato istante, non solo dai valori che queste hanno in quell'istante, ma anche da quelli che esse hanno assunto in istanti precedenti; volgarmente l'isteresi è definibile come un "fenomeno di ereditarietà".

Cosa eredita oggi la Campania che la rende così vulnerabile, peggio o meno peggio delle regioni meridionali? Una pluralità di fenomeni patologici che interagiscono, rendendo ogni crisi peggiore di quelle precedenti: è successo negli anni Novanta rispetto al decennio precedente, al 2007-08, al 2011-13.

In altre parole il nostro indebolimento graduale fa sì che ogni shock recessivo sia peggiore del precedente e che la fragilità assuma valori crescenti. L'ereditarietà, ovvero l'isteresi, colpisce ineluttabile.

E tre sono, inequivocabilmente, le patologie che rendono l'ereditarietà sempre più patologica. In primo luogo, con buona pace di chi aveva seppellito la rilevanza della manifattura, oramai è appurato dovunque in Europa che una regione che impoverisce la propria matrice industriale è condannata a subire shock negativi con intensità ben più gravi della media.

Un esempio: la Corsica, che rispetto alla Campania, un ventennio addietro, presentava una matrice produttiva pressoché inesistente, oggi subisce la recessione in modo assai più attenuato. E così i paesi baschi e altri ancora. Se a questo fenomeno si aggiunge la migrazione dei laureati a maggior livello di conoscenze e l'incapacità dei centri di competenza campani a incentivare la domanda di tecnologie delle piccole e medie imprese ne risulta un circolo vizioso poco promettente. Forse il ciclo economico di oggi si invertirà, ma la recessione di domani sarà ancora più dura. Ora, siamo abbastanza uomini di mondo da capire che gran parte delle patologie ereditarie esulano da competenze e da indirizzi po-litici locali, ma, almeno, si abbandoni la defatigante diatriba se la Campania sia l'ultima o la meno peggio. Si è consapevoli che ci trasciniamo ereditarietà deleterie? Che le decisioni di chiusura della Whirlpool e di Finmeccanica le pagheremo non solo oggi, ma anche domani a tassi di interesse composti? Che i laureati più brillanti andrebbero tutelati come i panda dal Wwf? Che il governatore della Campania dovrebbe essere la prima controparte del governo nazionale? Se è così la si smetta con la querelle sulla maglia nera e ci prepari a ben altro.

 

RESeT editoriale n. 20 del 24 maggio 2015

Fonte immagine: excite.it

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Domenica, 24 Maggio, 2015
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