L’arte di ascoltare secondo Plutarco nei tempi veloci del Premier Renzi

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“Un buon ascolto è il punto di partenza per viver bene”. Realizzato a proposito lo è anche per far vivere bene. Sbaglia chi ritiene che si debba esercitarsi prima nell’arte di parlare che in quella dell’ascoltare

In questi giorni mi piace accostare il giovane presidente Matteo Renzi al giovanissimo Nicandro al quale, poco meno di duemila anni fa, Plutarco dava insegnamenti sull’arte di ascoltare. Avendo da poco indossato la “toga virile”, come Renzi quella presidenziale, Plutarco  considera che il giovane “come tutte le persone assennate” sapesse bene  che “passare dalla fanciullezza all’età adulta non significa liberarsi da ogni autorità, ma vuol solo dire assumerne un’altra qual è appunto la ragione…ed è solo seguendo la ragione che si può veramente essere liberi”. Dopo queste iniziali perle, Plutarco conclude il suo volumetto (L’arte di ascoltare) ricordando al giovane Nicandro che “un buon ascolto è il punto di partenza per viver bene”. Nel caso nostro aggiungerei che lo è anche per far vivere bene.

Questo insegnamento, in aggiunta a quello sull’arte di tacere la cui lettura avevo più volte consigliato in precedenti occasioni, è veramente importante. Anche perché, come sostiene Plutarco, l’arte di ascoltare è intimamente legata, e la precede, con l’arte di parlare. Per cui “sbagliano i più nel ritenere che si debba esercitarsi prima nell’arte di parlare che in quella dell’ascoltare”.

Non saprei dire quanto il nostro giovane (per sua e nostra fortuna) presidente del Consiglio si sia esercitato in queste arti nel suo rapido passaggio napoletano tra Ponticelli e Bagnoli. Molti cittadini, comitati e associazioni che auspicavano che Renzi venisse a spegnere fuochi nelle terre di Napoli e Caserta; che non firmasse protocolli con Città della Scienza prima di aver valutato la effettiva importanza di questa istituzione; che avrebbero voluto che si impegnasse a mettere mura a sostegno delle cadenti case pompeiane e che estirpasse camorra e malavita a Scampia, tutti questi sono rimasti delusi dal mancato esercizio di quelle arti (tacere, ascoltare, palare) trascurando quanto poco molti si siano esercitati a farlo in loco.

Tuttavia c’era da auspicare ed aspettarsi una presenza più pregnante sul territorio piuttosto che quella che, ripercorrendo itinerari classici del Grand Tour, lo ha portato in poche ore a percorrere l’intero Regno delle due Sicilie. È anche vero, comunque, che non conta quanto tempo Renzi ha trascorso nelle tre regioni, ma quanto ha ascoltato e recepito di quanto già non sapesse; quanto ha taciuto evitando di ripetere quanto inutilmente già detto da chi lo ha preceduto e da quanti governano questi territori; quanto nelle verosimilmente poche parole ha detto di sostanzioso per “costruire il futuro”.

Anche perché, come ha scritto Ugo Marani, (“Se il centrosinistra vuole governare”) gli effetti della crisi non sono da accettare “come un destino cinico e baro”. Perché esistono “gradi di libertà in Campania, e nelle sue risorse, per alleviare il dramma di una generazione di giovani perduta”. In realtà, Marani ha messo punti interrogativi là dove ho messo solo un punto. Mi sono permesso questa libertà credendo  di interpretare in senso positivo e propositivo quanto suggerito in quell’intervento.

 

La Repubblica Napoli del 17 agosto 2014

Fonte immaginewww.inmondadori.it

 

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Data pubblicazione: 
23 Settembre 2014
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