Il Mezzogiorno si sta giocando il futuro. E non lo sa

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Nel Mezzogiorno d’Italia è in atto una “fuga dalle università”. Diminuiscono le iscrizioni, diminuiscono i laureati. Il sistema dell’alta formazione è in crisi. Diminuiscono i docenti e molti atenei sono in difficoltà economiche. Le regioni del Mezzogiorno d’Italia sono, in Europa, le più lontane in assoluto dalla “società della conoscenza”. Ma questo tema è assente dal dibattito pubblico. Col risultato che in questo modo il Sud si sta giocando il futuro. E non lo sa.

Il Mezzogiorno d’Italia sta assistendo, senza scomporsi, a un’autentica “fuga dalle università”. Ce lo ha ricordato di recente l’ANVUR, l’Agenzia Nazionale per la Valutazione dell’Università e della Ricerca: nell’ultimo anno accademico documentato, il 2012/2013, nel Sud del nostro paese c’è stato un crollo delle iscrizioni del 30%. Una percentuale molto superiore a quella del Nord, dove il calo è stato contenuto entro il 10%.

Non è il solo spread nel campo dell’alta formazione tra il Sud e il resto del paese.  La SVIMEZ ci dice che c’è una differenza consolidata di quasi 20 punti tra la percentuale di venticinquenni che hanno una laurea nel Sud rispetto ai coetanei del Centro-nord. E Almalaurea registra che esiste uno spread altrettanto ampio tra i giovani laureati che trovano occupazione entro un anno nel Nord (52%) e quelli che lo trovano nel Sud (35%). Molti sono, inoltre, sia i giovani che vanno via dal Mezzogiorno dopo aver conseguito la laurea sia, fenomeno recente, i giovani che vanno a studiare in università del Centro-nord o addirittura all’estero per conseguire una laurea.

Aggiungiamo, ancora, il fatto che il numero di docenti nelle università meridionali sta diminuendo non solo in termini assoluti, ma anche in termini relativi rispetto agli atenei del Centro-nord, e avremo la fotografia della forbice della conoscenza che separa sempre più il  Mezzogiorno dal resto del paese.

Una differenza che diventa drammatica se si considera che l’Italia nel suo complesso si sta distaccando dall’Europa e dal resto del mondo. L’EUROSTAT, per esempio, ha certificato che, con solo il 22% di laureati nella fascia di età compresa fra i 30 e i 34 anni, infatti, l’Italia è ultima tra tutti i 28 paesi dell’Unione Europea. Lontana dalla media dell’Unione (36%) e dell’OCSE (40%) e lontanissima dalle punte più avanzate (Corea del Sud, 65%).

Le regioni del Mezzogiorno sono, dunque, ultime tra gli ultimi nella società e nell’economia della conoscenza. E la tendenza è a un’ulteriore divaricazione. Una condizione davvero insostenibile. Perché la società e l’economia fondate sulla conoscenza sono semplicemente il futuro – un futuro, peraltro, già presente –  dell’umanità. 

Il tema della crisi del sistema universitario e più in generale della formazione nelle regioni meridionali è ignorato dalla politica: e, infatti, negli ultimi anni di spending review la scuola e nell’università i tagli alle “risorse umane” hanno subito tagli tre volte superiori a tutti gli altri settori della pubblica amministrazione. Ma, salvo eccezioni, è largamente sottovalutato anche dai media e dagli intellettuali, che non hanno avuto la capacità e la determinazione per porre questo tema al centro del dibattito pubblico. È questa mancanza di consapevolezza che desta più allarme.

Il Mezzogiorno sta tagliando gli ultimi ormeggi col futuro. E fino a quando non se ne renderà conto il suo è un destino segnato.

 

 

 

 

Fonte immaginehttp://www.arredo-ufficio.eu/

RESeT Editoriale n.7 del 6 giugno 2014

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Venerdì, 6 Giugno, 2014
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